Rimborso volo cancellato: come ottenerlo


A nessuno, naturalmente, piace rinunciare alle proprie vacanze, soprattutto se erano state programmate da mesi; ma poche cose danno più fastidio di arrivare all’aeroporto con le valigie pronte, pregustarsi il viaggio e scoprire che il volo è stato cancellato, evento che costringe a rivedere drasticamente i propri piani e, non di rado, ad annullare tutto.

Ancora peggio se il viaggio è di lavoro o se si aveva un appuntamento importante da rispettare.

In questi casi – purtroppo tutt’altro che inconsueti, come ormai sembra – è normale pretendere il rimborso di quanto già pagato, ma la disciplina al riguardo non è così semplice ed è bene conoscere tutti i possibili imprevisti per non farsi trovare impreparati e vedersi aggiungere il danno alla beffa.

Come si definisce un volo cancellato

Per prima cosa, il “volo cancellato” è, purtroppo, una fattispecie piuttosto ridotta: se ad esempio l’aereo non decolla per condizioni meteorologiche particolarmente difficili, o perché lo spazio aereo è stato chiuso per ragioni di sicurezza, si parla di cause di forza maggiore, e quindi l’utente non ha il diritto al rimborso.

Rientrano in questa casistica anche i rischi per la sicurezza dei passeggeri e i problemi legati a una possibile instabilità del Paese di partenza o quello di destinazione.

Si tratta infatti di situazioni eccezionali, che non dipendono dalla volontà della compagnia aerea, la quale non è pertanto responsabile del danno subito né obbligata a risarcire i passeggeri. 


Non è inconsueto, però, che le compagnie – specie se le persone che restano a terra sono molte – si accordino per voli suppletivi gratuiti, che se non eliminano il disagio di partire in netto ritardo perlomeno garantiscono una partenza senza che sia necessario acquistare un nuovo biglietto.

La comunicazione della cancellazione

Anche quando la causa non è di forza maggiore ma la comunicazione della cancellazione avviene tempestivamente la compagnia non è tenuta a rimborsare i passeggeri.

In particolare, il rimborso non c’è:

  • se la comunicazione è avvenuta con un preavviso di almeno due settimane rispetto alla data di partenza;
  • con un preavviso tra una e due settimane ma con offerta di volo alternativo con partenza non più di due ore prima rispetto all’orario previsto in origine e arrivo presso la destinazione non oltre quattro ore dopo l’orario originario;
  • con un preavviso inferiore ai sette giorni ma con la previsione di un volo alternativo con partenza di non più di un’ora prima rispetto all’orario originariamente previsto e con arrivo presso la destinazione non più di due ore dopo rispetto all’orario previsto.

Quando si ha diritto al risarcimento

Quando invece il volo viene cancellato per responsabilità della compagnia aerea e non annunciato per tempo, secondo le scadenze indicate qui sopra, ogni passeggero ha diritto a richiedere il rimborso del prezzo o il trasferimento (nel gergo tecnico, la “riprotezione”) sul primo volo disponibile verso la destinazione originaria (o in data successiva più conveniente al passeggero). 


Da ricordare che se il biglietto è stato prenotato tramite terzi (ad esempio un tour operator o un’agenzia di viaggi) i diritti per il passeggero rimangono immutati, e ciò ovviamente vale anche per il rimborso.

Ma a quanto ammonta il risarcimento? Il Regolamento comunitario n. 261 del 2004, all’art. 7 (“Diritto a compensazione pecuniaria”), definisce la misura della compensazione per i passeggeri che si sono visti annullare il volo.

In particolare:

  • per le tratte aeree inferiori o pari a 1500 km il rimborso è di 250 euro;
  • di 400 euro per i i voli intracomunitari che superino i 1500 km e per tutte le altre tratte comprese tra 1500 e 3500 km;
  • di 600 euro per le tratte aeree superiori ai 3500 km al di fuori dall’Unione Europea.

Attenzione perché non sempre questa somma viene corrisposta per interno: se infatti il volo alternativo verso la destinazione originaria è in partenza poche ore dopo quello cancellato e arriva con un ritardo tutto sommato accettabile, la compensazione sopra riportata viene dimezzata.

Più nel dettaglio, le scadenze sono:

  • 2 ore di ritardo rispetto all’orario di arrivo originale, se il volo riguarda tratte pari o inferiori a 1500 km;
  • 3 ore di ritardo rispetto all’orario di arrivo originale nel caso in cui si parli di tratte intracomunitarie superiori a 1500 km, e per tutte le tratte comprese tra i 1500 e i 3500 km;
  • 4 ore di ritardo rispetto all’orario di arrivo originale, per le tratte aeree che rientrano in altre tipologie.


Il supporto da parte della compagnia aerea in caso di volo cancellato non si limita alla compensazione pecuniaria, ma prevede anche il diritto all’assistenza, per ovviare all’incomodo causato da lunghe attese in aeroporto.

L’assistenza comprende pasti e bevande adeguati in relazione alla durata del tempo di attesa, sistemazione in albergo con tanto di trasferimento gratuito dall’aeroporto fino alla struttura qualora si rendessero necessari uno o più pernottamenti, e infine il diritto a effettuare due telefonate o a inviare messaggi tramite telex, fax o mail.

Come agire per ottenere il rimborso

Quando si scopre che il proprio volo è stato cancellato, è inutile perdersi d’animo ma è molto meglio agire per tempo, anche per evitare lunghissime code agli sportelli della compagnia che ha fermato il velivolo.

Per prima cosa è necessario recarsi allo sportello della compagnia aerea (il personale può anche essere presente al gate che era stato destinato alla partenza, se la cancellazione è avvenuta quasi a ridosso del decollo).

Direttamente già dal desk è possibile chiedere la riprotezione e quindi il passaggio a un altro volo alternativo, sempre tenendo conto di avere pieno diritto a ricevere vitto e alloggio in caso di pernottamento, e con una sistemazione adeguata.

Come richiedere il rimborso per un volo cancellato

Per procedere al rimborso del volo, nel caso in cui non ci sia un volo alternativo o che questo non rientri nelle preferenze del passeggero, bisogna ovviamente custodire il biglietto o la prenotazione effettuata tramite Internet, così come la carta d’imbarco e gli scontrini delle eventuali spese sostenute a causa della cancellazione del volo, come i pasti, il taxi e così via. 


Ogni compagnia aerea ha regole specifiche per la gestione dei reclami e dei rimborsi ed è quindi necessario visitare il sito Internet per saperne di più. La maggior parte delle società aeree prevede la compilazione di un modulo online. 

Ci sono delle tempistiche specifiche per quanto riguarda la possibilità di far partire la pratica; in particolare, per le compagnie aeree italiane ci sono 2 anni di tempo a partire dalla data del volo cancellato, ma in altri Paesi i tempi possono andare dagli 1 ai 3 anni.

Se non si hanno notizie dalla compagnia entro 6 settimane dal giorno della richiesta di rimborso, è possibile effettuare un reclamo rivolgendosi direttamente all’ENAC, ovvero l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile; altri metodi sono il giudice di pace o una delle tante agenzie online, come AirHelp, SosVolo, Risarcimentovolo, No Problem Flights e così via che si occupano proprio della gestione di tutta la trafila burocratica, trattenendo una percentuale del rimborso in caso di vittoria del ricorso (e, di solito, offrendo il servizio gratuitamente in caso di insuccesso).

Che cos’è l’overbooking

Una fattispecie apparentemente simile ma in realtà molto diversa dal volo cancellato è il cosiddetto overbooking, che avviene quando una compagnia aerea vende più biglietti di quanti sono disponibili.

Si tratta di una pratica comunissima, attraverso la quale le compagnie (soprattutto le low-cost, ma non solo) cercano di ovviare alle eventuali assenze all’ultimo minuto di qualche passeggero, massimizzando così il profitto.

Esistono particolari algoritmi usati dalle compagnie aeree per calcolare, in base alle caratteristiche di un singolo volo (ad esempio se invernale o estivo, se con condizioni meteo difficili, se con possibilità di cancellazioni di voli precedenti in caso di viaggi con tappe intermedie, e così via), quante persone con il biglietto già pagato presumibilmente non si presenteranno per la partenza; in base a questi dati le compagnie vendono più biglietti.


Non sempre però l’algoritmo funziona come dovrebbe, e circa lo 0,1% dei passeggeri si sente dire che non c’è più posto sull’aereo per il quale aveva regolarmente acquistato il biglietto.

Se questo si verifica, la compagnia è tenuta, per prima cosa, a offrire un posto libero sul primo volo disponibile successivo, ma ovviamente questo non può bastare; di norma, al passeggero che non può imbarcarsi viene corrisposto anche un buono di alcune centinaia di euro per una prenotazione successiva, oppure un posto in una classe migliore nel volo successivo e così via, naturalmente comprendendo anche il vitto e l’alloggio nel caso in cui il primo volo disponibile sia solo il giorno successivo.

Per evitare di incorrere nell’overbooking, la regola aurea è arrivare puntuali per il check-in; ogni contratto con le compagnie aeree infatti prevede la possibilità che una situazione del genere si verifichi, e quindi la compagnia ha tutto il diritto di tenere a terra il passeggero “in più”, anche se questo non di rado dà origine a scene piuttosto incresciose.

Anche chi ha particolari tessere fedeltà, come quelle da frequent flyer, in media è meno interessato dai fenomeni di overbooking.

Cosa succede quando l’annullamento del volo è colpa del cliente

Finora abbiamo visto i casi in cui o è la compagnia ad aver annullato il volo o è la situazione (meteorologica, di sicurezza, politica) ad aver obbligato l’aereo a non partire. 


Ma possono esserci anche i casi in cui per un contrattempo dell’ultimo minuto non dipendente dalla nostra volontà non riusciamo a imbarcarci.

In questo caso, ovviamente, la compagnia aerea non è tenuta ad alcun rimborso, a meno che la cancellazione per responsabilità dell’utente non sia avvenuta parecchio tempo prima della partenza; difficile comunque che si recuperi tutto quanto è stato pagato, perché di norma la compagnia trattiene una penale (tanto più alta quanto più conveniente era l’offerta sottoscritta).


Per tutti gli altri casi, l’unico modo per non perdere tutto quanto già speso per il volo è stipulare un’assicurazione di viaggio, scegliendo tra quelle disponibili sul mercato grazie a motori di comparazione come quello di SosTariffe.it.

Anche in questo caso, però, va segnalato che il risarcimento non avviene sempre, ma solo in presenza di cause ben specifiche, tra cui malattia, infortunio o decesso; licenziamento o nuova assunzione; complicazioni della gravidanza; nomina a giurato o convocazione presso le autorità giudiziarie; danni documentati alla propria abitazione, e così via.

Ci sono anche clausole di esclusione che impediscono l’accredito del rimborso, ad esempio in caso di malattia cronica, condotte illecite o dolose, atti di temerarietà, o nel caso in cui si voglia partire per viaggi che sono sotto embargo o sanzioni internazionali, o che fanno parte della lista della mete sconsigliate in base a quanto stabilito dal Ministero degli Esteri.

Le regole per stipulare l’assicurazione viaggio contro l’annullamento del viaggio cambiano da compagnia a compagnia, ed è necessario leggerle con molta attenzione per evitare di incorrere in brutte sorprese, ad esempio credendo erroneamente che una fattispecie di rinuncia fosse coperta.

Simili, ma non del tutto identiche, sono le polizze (o le coperture aggiuntive) che riguardano l’interruzione del viaggio o la sua riprogrammazione.

Se si ha una polizza di questo tipo ed effettivamente si è costretti a non partire perché si verifica uno dei casi qui sopra citati, la prima cosa da fare è, anche in questa evenienza, agire in fretta, contattando il prima possibile la compagnia assicurativa (di norma entro un giorno o due dal verificarsi dell’evento); poi bisogna compilare in modo esauriente il modulo di denuncia e inviare tutta la documentazione richiesta utilizzando le modalità previste.

Come capita per le cancellazioni del volo per responsabilità della compagnia aerea, se non si riceve una risposta in tempi brevi allora si ha il diritto di effettuare un reclamo.

Le polizze contro l’annullamento del viaggio fanno parte dell’ampia categoria delle assicurazioni di viaggio, che comprendono diverse altre evenienze: tra queste, le spese sanitarie in caso di infortunio o di malattia – l’assicurazione sanitaria è ormai un must quando si visitano Paesi stranieri, per non rischiare spese davvero molto ingenti anche per curare un semplice malanno di stagione –, il rimborso per i bagagli perduti o arrivati in ritardo, la copertura contro il furto del denaro prelevato presso un ATM o degli oggetti acquistati con queste somme e così via.

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